domenica 2 giugno 2013

KRAV MAGA STORIA

Imi Lichtenfeld 

Il Krav Maga è stato sviluppato dal Cecoslovacco Imi Lichtenfeld, figlio di un onorevole ufficiale della polizia di Bratislava. Imi è stato un pugile professionista, un esperto in Ju-Jitsu e in Judo e anche un acrobata al trapezio. La famiglia di  Imi è stata obbligata ad emigrare in Palestina, ora chiamata Israele.
Subito dopo la costituzione dello Stato di Israele nel 1948, gli è stato richiesto di sviluppare un sistema di combattimento e di self denfense per l’ Israeli Defense Force (IDF). Durante la sua carriera di capo istruttore di combattimento corpo a corpo per l’IDF, Imi ha con cura migliorato il KM. Utilizzato nei settori delle Forze Speciali come Haganah, Palmack, e Palyam, il Krav Maga è diventato il metodo di combattimento ufficiale dei militari,della  polizia e della  sicurezza.
Trovatosi di fronte a soldati in ottima forma fisica ed altri no, Imi ha sviluppato un sistema con dei movimenti semplici ed istintivi, all’opposto di sistemi che richiedono anni e anni di allenamento.
Nel 1964 Imi si è ritirato dal IDF ed ha iniziato ad istruire i civili. Nel 1978, Imi con i suoi studenti ha creato la Krav Maga Association of Isarel, che aveva come obiettivo di sviluppare il KM in Israele e nel mondo.
 

KRAV MAGA -





sabato 24 novembre 2012

PREVENZIONE


Prevenire è meglio che curare. E’ così anche quando si sente parlare di prevenzione alle aggressioni. Le cose da evitare sono:

·         Evitate di tornare a casa tardi e di passare per parchi e zone poco illuminate ( se proprio ci dovete passare fate molta attenzione)

·         Prima di salire in macchina controllare che dietro non ci sia nessuno nascosto

·         Se vi sentite seguiti controllare che magari non stia facendo la vostra stessa strada, in tal caso non fosse così, avvicinare all’orecchio qualsiasi oggetto, da lontano può essere scambiato per un cellulare e avvisare le forze dell’ordine.

DIFESA PERSONALE DA STRADA E DIFESA PERSONALE DA ESIBIZIONE


Voglio precisare alcune differenze, tra la difesa personale reale e quella da esibizione. La prima, la difesa personale reale “ da strada” è quella che ci permette di uscire dalle situazioni di pericolo. Le tecniche devono essere semplici e veloci nella esecuzione, e devono andare a colpire i punti vulnerali del nostro corpo. Alcune parti vulnerabili del nostro corpo sono: gli occhi, la gola, i testicoli, il naso e il plesso solare. La seconda, cioè le tecniche di difesa personale da esibizione, sono fatte per creare spettacolo e quindi VI SCONSIGLIO di USARLE quando subìte una vera aggressione, perché potrebbero esservi fatali. E’ molto importante saper distinguere bene le tecniche da strada e quelle da esibizione, “ di spettacolo”.

LO SPRAY ANTI AGGRESSIONE E’ EFFICACE?????


Questo è un altro argomento molto importante: lo spray anti aggressione. Ci sono molti spray anti aggressione in vendita nei negozi e anche con delle differenze che non stiamo a spiegare. Posso solo darvi qualche consiglio su come utilizzarlo.

·         Prima cosa: tenere lo spray anti aggressione in un posto facile da estrarre ( gli spray hanno un gancio che si attacca alla cintura).

·         Seconda cosa: quando sarete costrette ad utilizzarlo ( spero mai) , dovete puntarlo verso gli occhi del vostro aggressore, in quanto provoca soffocamento e non riuscirà a vedere bene. Questo è il momento in cui dovete iniziare a correre prima che finisce l’effetto dello spray. Per quanto riguarda la distanza e gli effetti, leggere sulla confezione del prodotto.

La risposta è: sì, gli spray anti aggressione sono degli ottimi deterrenti per la nostra sicurezza.

venerdì 23 novembre 2012

IL RITORNO ALLA PRATICA

Carissimi praticanti di arti marziali, dopo circa 2 anni sono ritornato ad avvicinarmi alla pratica del karate e del kung fu. Ieri durante allenamento ho sentito la fatica nel ritornare ad allenarmi, ero molto arruginito, ma nei prossimi giorni mi allenerò anche a casa. Anche fuori dal dojo o dalla palestra bisogna fare esercizi di stretching e corsa, che poi si eseguono succesivamente anche alcune tecniche di karate o di arti marziali. Ma la cosa più importante prima di iniziare a fare subito pratica e fare molti esercizi di stretching e di preparazione, per evitare strappi muscolari e ritrovarsi a casa.

Ecco che vi faccio una piccola scaletta su come potete gestire i vostri allenamenti.

1) CORRERE PER CIRCA 15 min.
2) FARE ESERCIZI CON LE BRACCIA ( es. Muovendo tutte e due le braccia avanti e successivamente anche indietro) questo esercizio per circa 2-3 volte per 3 -4 min.
3) RITORNARE A CORRERE E ESEGUIRE L'ESERCIZIO DEGLI SKIP CON LE GINOCCHIA ALZATE E DOPO LA SCALCIATA INDIETRO.
4) STRETCHING PER 10 min.
5) CORSA NORMALE

lunedì 24 settembre 2012

JUDO - IL FONDATORE

JIGORO KANO (1860-1938)
 
 
 
Il creatore del Judo nacque nel 1860 a Mikage, piccolo villaggio marino nei pressi di Kobe. Laureatosi in Scienze Politiche ed Economiche nel 1881, tentò la vita politica che abbandonò presto per intraprendere gli studi di Estetica e Morale. Nella sua lunga vita ricoprì importanti cariche governative e rappresentò più volte il suo Paese al Consiglio Internazionale Olimpico. All'età di 16 anni cominciò a praticare vari sports e studiò in modo speciale i vari metodi di Ju-Jutsu alla scuola di valenti Maestri dell'epoca. A 22 anni, nel 1882, aprì il suo primo Dojo adattandolo nel piccolo tempio di Eisho, nel quartiere di Shitaga a Tokyo. Da quella modesta sede doveva nascere, crescere divulgarsi il più grande dei movimenti sportivi del mondo, "VIA" di benessere non solo fisico ma anche, e forse soprattutto morale. Jigoro Kano moriva sul piroscafo Hikawa Maru il 5 maggio 1938, mentre rimpatriava, reduce da un faticoso viaggio preparatorio per le Olimpiadi in allestimento a Tokyo. Moriva un Uomo, rimaneva sul mondo la Sua Luce.

JUDO - LA STORIA

LA LEGGENDA
 
La più nota racconta che intorno alla metà del '500 un medico di Nagasaki, SHIROBEI AKIYAMA, si recò in Cina per approfondire le sue cognizioni sui metodi di rianimazione, che presupponevano una perfetta conoscenza dei punti vitali del corpo umano. Akiyama, uomo di moltiforme ingegno, approfittò del soggiorno nel continente per studiare anche il taoismo e le arti marziali cinesi. Tornato in patria, durante un periodo di meditazione notò che i rami più robusti degli alberi si spezzavano sotto il peso della neve, mentre quelli di un salice si piegavano flessuosi fino a scrollarsi del peso, per riprendere poi la posizione senza aver subito danni. Applicando alle tecniche di lotte apprese in Cina le considerazioni maturate sulla cedevolezza o "non resistenza", fondò la scuola YOSHIN (del "cuore di salice").

Nasce il Judo

Jigoro Kano si trasferì a Tokyo nel 1871 con la sua famiglia. D'intelligenza vivissima ma di gracile costituzione, doveva subire la prepotenza dei compagni, dai quali avrebbe voluto difendersi praticando il ju-jutsu.
Poichè la disciplina era screditata e ritenuta troppo violenta, Kano dovette rinunciarvi, dedicandosi specialmente alla ginnastica e al baseball per irrobustire il suo fisico. Nel 1877, entrato all'università di Tokyo, potè finalmente avvicinarsi al ju-jutsu, cui si applicò con passione, impegnandosi in duri allenamenti (sempre ricoperto di piaghe, era soprannominato "unguento"). I suoi primi maestri furono Hachinosuke Fukuda e Masatomo Iso, della Tenshin-Shin'yo-ryu, dai quali apprese in particolare il KATAME-WAZA e l'ATEMI-WAZA, venendo in possesso dei DENSHO (libri segreti) della scuola dopo la loro morte.
Conobbe quindi Tsunetoshi Iikubo, esperto della Kito-ryu, da cui apprese il NAGE-WAZA. Mentre progrediva con sorprendente facilità, penetrando i segreti dei diversi stili, nel 1881 ottenne la laurea in lettere e cominciò ad insegnare al Gakushuin (Scuola dei Nobili).
Nel 1882 il giovane professore aprì una palestra di appena 12 tatami nel tempio di Eisho, radunandovi i primi 9 allievi: nasceva così il KODOKAN ("luogo per studiare la VIA"), dove il giovane professore elaborò una sintesi di varie scuole di ju-jutsu.
Il nuovo stile di lotta, non più soltanto un'arte di combattimento, ma destinato alla divulgazione quale forma educativa del corpo e dello spirito, venne chiamato JUDO ("VIA della flessibilità"): come precisò Kano nel 1922, si fondeva sul miglior uso dell'energia (SEI RYOKU ZEN YO) allo scopo di perfezionare se stessi e contribuire alla prosperità del mondo intero (JI TA KYO EI).
Nel 1895 Kano elaborò con i suoi allievi migliori il primo GO-KYO ("cinque principi") o metodo d'insegnamento; nel 1906 riunì a Kyoto i rappresentanti delle varie scuole per delineare i primi KATA ("modelli" delle tecniche di lotta); nel 1921 presentò il nuovo GO-KYO, tuttora invariato.
Kano morì sul piroscafo Hikawa-Maru nel maggio 1938, mentre tornava in patria dopo aver presenziato al Congresso del CIO svoltosi al Cairo. Non assistette quindi alla disfatta del suo paese, ma un paio di anni prima, quasi presagisse la tempesta, aveva lasciato una specie di testamento spirituale ai judokas di tutto il mondo:
- Il Judo no è soltanto uno sport. Io lo considero un principio di vita, un'arte e una scienza [...] Dovrebbe essere libero da qualsiasi influenza esteriore, politica, nazionalista, razziale, economica, od organizzata per altri interessi. Tutto ciò che lo riguarda non dovrebbe tendere che a un solo scopo: il bene dell'umanità.

domenica 23 settembre 2012

MAESTRO SHIN DAE WOUNG - KUNG FU


 
 
Il maestro Shin Dae Woung è una leggenda vivente nel mondo delle Arti Marziali. Giunto nel nostro paese nei primi anni '70, fu definito dalla stampa specializzata uno dei 10 migliori marzialisti viventi e la più giovane cintura nera 8° grado al mondo. Recentemente il m° Shin, fedele alla sua fama di uomo legato alla pratica più che ai titoli, ha rifiutato il 10° grado (il più alto esistente) offertogli dalla Federazione coreana, di cui è uno dei fondatori. Tre volte campione mondiale, istruttore dei Berretti Verdi, latore di un sapere antico e tramandato per secoli da maestro ad allievo, il m° Shin è fondatore e guida carismatica dell'omonima scuola di Arti Marziali, rappresentata nella nostra regione dal m° Carlo Marmiroli, allievo diretto del maestro dal 1985. La conoscenza del maestro Shin è tra le più accreditate al mondo nei 5 stili di cui continua la divulgazione, che sono: Pa Kwua, Tai Chi, Hsing-Yi, Tang Lang e Shaolin. Ma i lunghi periodi trascorsi nei monasteri Zen (San) sulle montagne ne hanno formato la preparazione anche negli aspetti più spirituali ed in campo medico. Il metodo del m° Shin infatti, nel rispetto delle antiche tradizioni, comprende l'insieme delle tecniche di salute e benessere delle due tradizioni, Taoista e Buddista, e propone una pratica completa per la ricerca della saggezza e della perfezione. Il m° Shin Dae Woung è presente nella nostra scuola il terzo lunedì di ogni mese con stage mensili, nei quali tiene personalmente le lezioni. Attualmente è in costruzione nel nostro sito l'area ufficiale della scuola Dae Woung in Italia.

AIKIDO - MIYAKO FUJITANI





DOJO DI MIYAKO FUJITANI


AIKIDO

L'Aikido per tradizione si articola sul numero tre; tre modi di lavorare: suwari-waza, hanmi-hantachi-waza, tachi-waza; tre ritmi diversi: jo, ha, kyu; tre espressioni: aikitai, aikijo, aikiken. Lo stesso vale per l'Uomo dove abbiamo una parte materiale, le gambe, una parte vitale, l'addome, una parte intellettuale/spirituale, la mente.
È molto importante che si tenga conto di questa filosofia durante lo studio dell'Aikido. Senza di essa espressioni come Shinkokyu o Tori fune cogi undo perdono totalmente di significato.
Nelle pagine seguenti non troverete una trattazione completa dei vari argomenti coinvolti nella pratica e nella filosofia dell'Aikido ma solamente dei consigli.
 
La nostra pratica inizia con il mokuso.
Ci si pone in seiza scendendo prima sul ginocchio sinistro, l'alluce sinistro su quello destro, il bacino adagiato nell'incavo formato dall'interno dei calcagni, le spalle rilassate, il tronco eretto non in tensione, ginocchia distanti tra di loro circa due pugni, spingere sull'hara, spingere con la nuca verso l'alto. Le mani formeranno un cerchio sovrapponendo la sinistra sulla destra e facendo toccare le punte dei pollici tra loro, avendo cura di non creare "nè mari nè monti". Le mani non devono essere né rigide ne lasciate a se stesse. La lingua tocca il palato. Gli occhi chiusi, dovono guardare a circa un metro davanti a noi. Non bisogna lasciarsi distrarre da ciò che ci circonda, ma concentrarci su noi stessi.
La nostra pratica di mokuso non può essere paragonata a quella di chi pratica zazen, anche se deve rispettarne i valori morali ed etici, ma va considerata un momento di concentrazione sul lavoro che si andrà a svolgere. E proprio nella ricerca della giusta postura si può identificare lo studio che verrà eseguito successivamente.
 
Spesso si confonde l'aikitaiso per un momento di ginnastica e altrettanto spesso, purtroppo, lo si sostituisce con ginnastica di potenziamento.
L'aikitaiso è un momento molto particolare in cui si applica uno studio su di noi, sul nostro corpo, sulle nostre emozioni, sulle energie che circolano dentro di noi e sullo scambio d'energie che abbiamo con il mondo che ci circonda.
La sequenza dei movimenti non è una semplice ginnastica è importante, dunque, praticarla nell'ordine esatto, con il giusto numero di ripetizioni cominciando sempre da sinistra, salvo che per kubi no undo (esercizi per il collo) dove si parte da destra, e portarla fino in fondo.
Anche l'aikitaiso, come l'aikido, è diviso in tre parti caratterizzate dalla posizione del praticante: in piedi, in seiza e seduto o sdraiato.
La prima parte è la più spirituale, la seconda riguarda l'interazione emozioni e corpo e la terza è rivolta agli aspetti energetici posturali.

Il respiro

La prima forma d'energia con cui veniamo a contatto quando nasciamo e l'aria. Si nasce con un'inspirazione e il nostro ultimo atto terreno sarà un'espirazione.
L'eccitazione emotiva influisce sul ritmo del respiro, dato che il nostro scopo è controllare e calmare la mente, è molto importante che impariamo a controllare il respiro.
Per il Maestro Savegnago è importante che la respirazione si adatti al lavoro che stiamo compiendo e quindi, se dobbiamo portare vicino a noi dobbiamo inspirare mentre se allontaniamo dal nostro centro dobbiamo espirare. Ricordando che nella fase di trattenimento dell'aria nei polmoni l'energia si diffonde in tutto il corpo mentre nel trattenimento a polmoni vuoti si sperimenta la percezione "del nulla", dobbiamo stare attenti che il momento di inspirazione sia lungo mentre l'espirazione sarà più breve.
È secondo questi principi, per esempio, che nasce il Kiai (espressione diaframmatica e vocale dell'energia): il momento in cui deve essere espresso l'atemi è così breve che l'espirazione deve essere compressa in un tempo così piccolo da provocare una esplosione.

Shinkokyu

La pratica dell'Aikitaiso comincia con lo Shinkokyu
Shinkokyu significa "inspirare lo Spirito", manifesta l'aspetto spirituale dell'Aikido e lo mette in moto. Rispettando gli insegnamenti del maestro Savegnago non ci inoltriamo in una spiegazione che deve essere data su richiesta dei praticanti.
Shinkokyu inizia con una breve meditazione in piedi, poi si conducono entrambe le mani davanti al petto con le dita rivolte verso l'alto. Ora si aprono quattro volte a 180 gradi le braccia ed ogni volta le si riunisce in un battito di mani.
Si esegue il tutto altre due volte, e poi ancora una breve meditazione. Segue poi la pratica del Tori Fune.

Tori Fune

Si comincia con la prima forma del Tori Fune. La gamba sinistra è spostata in avanti, le braccia partono dalle anche e sono proiettate in avanti fissandosi sotto la linea delle spalle. La gamba dietro spinge verso terra, è tesa e il tallone non si solleva. La gamba avanti si piega, il tratto dalla caviglia al ginocchio è verticale la coscia obliqua.
Il primo Tori Fune si esegue con tempo jo, ragion per cui si deve effettuare lentamente ed in statica. Rispettando il ritmo dell'esercizio si pronunciano le sillabe "O...Ei". Quindi si passa al Furi Tama.
Il secondo Tori Fune lo si esegue portando avanti la gamba destra ed al tempo ha, la forma più omogenea. Quindi va effettuato più velocemente ed in maniera più fluida rispetto al primo. Eseguendolo si pronunciano a ritmo le sillabe "Ei...Iei". Quindi si passa al Furi Tama.
Al terzo Tori Fune la gamba sinistra è nuovamente avanti, tuttavia il terzo Tori fune si distingue dai due precedenti poiché si esegue con tempo kyu, il più veloce Nei primi due movimenti Tori Fune si erano mossi braccia e corpo sincronicamente avanti ed indietro; adesso invece si altera il movimento; il corpo si sposta in avanti e le braccia all'indietro effettuando dunque un movimento contrario. Così facendo si pronunciano le sillabe "Sa...Ei".
Il terzo Tori fune va effettuato più velocemente dei due precedenti, bisogna cercare di introdurre una certa energia nell'esecuzione dell'esercizio. Attraverso le varie sillabe si continuano a produrre diverse oscillazioni.
Si riesegue il Furi Tama.

Furi Tama

Al Tori Fune segue il Furi Tama. Così facendo si portano le mani davanti allo hara e le si mette l'una sopra l'altra con i palmi a contatto, facendo attenzione che la sinistra sovrasti la destra. Ora si inizia a muoverle leggermente disegnando un piccolissimo cerchio davanti allo hara. Il Furi Tama serve alla purificazione spirituale, alla distensione e allo scioglimento. Tradotto significa "scuotere lo spirito".

Proseguo

Dopo l'ultimo battito di mani le stesse vanno distese verso l'alto e cosi facendo si intersecano le dita. Poi con un Kiai si portano le mani davanti allo hara. Questo gesto simboleggia l'assunzione d'energia cosmica dall'universo e l'appropriazione di tale energia da parte del proprio centro.
In seguito si riaprono le braccia a 180° e si richiudono - qui i dorsi delle mani e le punte delle dita indicano verso il basso. Questo movimento d'apertura e di chiusura avviene lentamente così come lenta deve essere la respirazione. Dette aperture e chiusure di braccia avvengono tre volte e rappresentano Ura e Omote.
Poi si volgono le mani verso l'alto facendo vibrare mani e braccia e cercando di portare questa vibrazione fino allo hara. Dopo la resa di energia col Tori Fune questo movimento simboleggia ora il totale rifornimento di energia. In seguito si lasciano cadere le braccia e le si scuote potentemente per scioglierle.

domenica 20 novembre 2011

ARTI MARZIALI - MORIHEI UESHIBA

Morihei Ueshiba (1883-1969) detto anche O Sensei, Grande Maestro, fondatore dell'Aikido, fu l'ultimo rappresentante della famosa ed   antichissima scuola di Daito-ryu che, diretta dall'austero maestro Sokaku Takeda che l'istruì nella misteriosa pratica dell'Aikijutsu. Si specializzò in tutte le Arti Marziali allora esistenti studiando l'uso della lancia, del bastone, della spada, le tecniche di combattimento a mani nude e altre ancora presso le più importanti scuole dell'epoca, eccellendo in ogni campo di applicazione. Compì studi religiosi ad alto livello sulle tradizioni cinesi e giapponesi. Tutto ciò lo portò a sviluppare un ideale d'armonia e fratellanza.




ARTI MARZIALI - AIKIDO STORIA

L’Aikido è una pratica piuttosto recente, anche se le sue origini risalgono ad alcuni secoli fa.
Il suo fondatore, Ueshiba Morihei, lo sviluppò sintetizzando diverse esperienze, da quelle legate alle antiche arti del combattimento, nate nei campi di battaglia, ai principi spirituali e alle istanze pacifiste di alcune sette dello shintoismo.
Ueshiba volle fondare un’arte marziale che potesse soddisfare il mondo contemporaneo, ereditando, però, la tradizione spirituale e marziale del Giappone antico.
Attraverso un’incessante ricerca il Maestro Ueshiba realizzò che il vero spirito del “budo”, la via delle arti marziali, non può realizzarsi in un’atmosfera competitiva e combattiva, dove domina la forza e la vittoria è l’unico obiettivo.
Secondo il fondatore lo scopo dell’Aikido si esprime nell’unificazione del principio creativo universale, chiamato “Ki”, con il Ki individuale, inseparabile dalla forza della respirazione di ogni persona.
Infatti, la traduzione letterale del termine Aikido significa “via dell’armonia del Ki”.
In seguito un allievo di Ueshiba, K.Toehi, molto colpito dalla potenza dell’Aikido praticato dal fondatore, comprese che questa era dovuta alla capacità di guidare la mente dell’avversario e che questa sicurezza lo metteva in grado di muoversi e agire in completo rilassamento.
Questi sono, di fatto, gli elementi cardine del Ki Aikido; mente calma e completo rilassamento.
Comprese, inoltre, che per guidare la mente di un altro dobbiamo prima controllare la nostra e che l’unificazione della mente con il corpo era alla base dell’Aikido.
Oggi esistono numerose scuole di Aikido che seguono propri leader e differenti interpretazioni; in seguito alle sue osservazioni Toehi fondò un suo proprio metodo, lo Shin Shin Toitsu Aikido o Ki Aikido, sviluppando un lavoro di ricerca sui principi del Ki e sulla loro applicazione nelle tecniche di Aikido, e nella vita quotidiana.
Attualmente in Europa, il maestro K. Yoshigasaki da quasi 30 anni sviluppa e diffonde il Ki Aikido.
DOSHU KENJIRO YOSHIGASAKI
Nato nel 1951 a Kagoshima, Giappone, Kenjiro Yoshigasaki ha iniziato a praticare Yoga all’età di dieci anni. Più tardi ha iniziato la pratica dell’Aikido e di molte altre Arti Marziali. Ha studiato Buddismo Zen, Nuovo Shintoismo, Cattolicesimo e Islamismo. Nel 1971, in India, ha dedicato un anno allo studio dello Yoga. E’ diventato istruttore di Aikido nel 1973. Dal 1977 insegna Ki Aikido in Europa; attualmente è responsabile di oltre 120 dojo e 4.000 studenti in Europa, Sudamerica e Sudafrica.

lunedì 31 ottobre 2011

KUNG FU - BUDDISMO

Buddha e il Buddismo

Secondo la tradizione Buddha visse in India fra il 560 e il 480 avanti Cristo. Suo padre, il re Suddhodana cercò di allontanare dalla vita del figlio, a cui aveva imposto il nome di Gotama, tutto ciò che poteva turbarne la felicità. Ma dopo molti anni questa esistenza tranquilla e felice è improvvisamente sconvolta.
Il giovane principe, che fino ad allora era vissuto nello splendido palazzo reale, attraversa la città ed i suoi occhi sono colpiti dallo spettacolo della povertà, della vecchiaia, della malattia e della morte. Gotama si rende improvvisamente conto che la vita non è solo letizia e piacere ed ha la consapevolezza della sofferenza umana; abbandona allora la dimora paterna e diventa asceta.
Dopo anni di rigidissima disciplina e durissimi sforzi, Gotama giunge alla conclusione che né i piaceri né il rigido ascetismo conducono all'estinzione della sofferenza. Adotta allora un “sentiero mediano” fra questi due estremi e continua a meditare sulle cause dell'umano dolore. Infine arriva a comprendere tali cause e scopre il mezzo per liberarsene.
Gotama diventa così il Buddha ossia l'illuminato. Il suo messaggio fondamentale è contenuto nelle cosiddette quattro Sante Verità:
  1. La sofferenza esiste: “Nascita è dolore, vecchiaia è dolore, morte è dolore, tormento, tristezza, afflizione, strazio sono dolore, non avere ciò che si brama è dolore”.
  2. Il dolore ha le sue cause che sono la sete di benessere, la sete di piaceri, la sete di esistenza...
  3. La sofferenza può essere eliminata eliminando le sue cause, estinguendo cioè le brame dell'uomo mediante il distacco totale, il completo annientamento dei desideri.
  4. Per eliminare le cause della sofferenza bisogna seguire l'ottuplice sentiero costituito da: fede pura, propositi puri, linguaggio puro, azione pura, vita pura, sforzo puro, memoria pura, concentrazione pura.
Con il passare dei secoli il Buddismo si suddivise in due rami fondamentali ed in numerose sette o scuole. I due rami sono:
  1. Buddismo Hinayana (Piccolo Veicolo) diffuso nel Sud dell'Asia. Esso si atteneva piuttosto rigidamente alla dottrina originaria.
  2. Buddismo Mahayana (Grande Veicolo) diffuso in Cina ed in Giappone. Il nome di Grande Veicolo sta a significare un'interpretazione più ampia che tale ramo del Buddismo dava alla dottrina.


Il Buddismo Ch'an (Zen)

Il Buddismo Ch'an (Zen in giapponese) è una delle scuole appartenenti al Grande Veicolo e secondo la tradizione fu divulgato in Cina dai monaco Bodhidarma (Ta Mo in cinese) nel sesto secolo dopo Cristo.
Ch'an deriva dalla parola sanscrita Dhyana che significa "meditazione". Secondo questa scuola si può sperare di ottenere il “risveglio”, l'illuminazione solo attraverso la concentrazione spirituale e la meditazione e non tramite la conoscenza.
Il Buddismo Ch'an ha assorbito alcuni aspetti del Taoismo filosofico ed ha a sua volta influenzato le tecniche di meditazione taoista.
E' importante tuttavia osservare che questa forma di Buddismo non è né una filosofia né una religione (non ricerca infatti l'immortalità, non conosce dèi, non ammette concetti tipo il peccato o l'anima), ma si può solo considerare un “sistema di vita”.

Chi pratica il Buddismo Ch'an deve educarsi a vedere direttamente dentro di sé ed a scoprire la natura intima della realtà, senza l'aiuto dell'intelletto. Per arrivare a ciò sono indispensabili le pratiche della concentrazione mentale e della meditazione.
Durante la meditazione bisogna fare il vuoto totale dentro sé stessi, bisogna far tacere la voce incessante della mente, bisogna abolire ogni pensiero, ogni emozione. Per mettere sotto controllo l'attività della mente è necessario regolare opportunamente la respirazione.
La persona comune non sperimenta la vera natura delle cose, la sua è una realtà distorta o un insieme di minuti frammenti di realtà.
Scopo della meditazione è quello di consentire all'individuo di entrare a contatto, in maniera totale, con la realtà vera che lo circonda. In ciò consiste l'illuminazione, il “risveglio”. Le cose si vedono allora in maniera completamente diversa, come attraverso un terzo occhio, in occhio spirituale.
Questa nuova visione di se stessi e del mondo è intuitiva, supera qualsiasi rappresentazione mentale e non deriva assolutamente dal pensiero o dal ragionamento.
L'illuminato vede le cose per così dire dall'interno, un po' come le vede un grande artista che ha la capacità di rappresentarle condensandone l'intima natura in pochi tratti essenziali. Si può comprendere allora quanto debbano l'arte cinese e quella giapponese alla scuola Ch'an.
Il Buddismo Ch'an ci insegna a non preoccuparci del passato o del futuro, ma a dare la massima importanza al momento presente che è il solo in cui siamo veramente vivi.
Famosa, a questo proposito, è la storia Ch'an di un uomo che stava per essere divorato da una tigre. Egli, constatato che gli era preclusa ogni via di scampo, colse una fragola e gustandola appieno esclamò: - Che buona! -
Quando si è in pace con sé stessi e non si è preda di cento desideri, preoccupazioni, dubbi, paure e passioni, si può agire in piena libertà e con tutto il proprio essere. Si partecipa allora ad ogni cosa perfettamente “svegli" ed in totale concentrazione. Si gustano le cose senza essere legati ad esse.
La mente diventa come uno specchio: è perfettamente lucida, presente e riflette tutto quello che vi è intorno senza che pensieri o preoccupazioni possano interferire Si impara così ad essere dei “testimoni”, degli “spettatori distaccati”; il pericolo o la morte non fanno più paura: sono riflessi dallo specchio della mente.


Il Buddismo Ch'an e le Arti Marziali

Si può facilmente comprendere da quanto detto la ragione per cui il Buddismo Ch'an ha così profondamente influenzato le arti marziali sia cinesi che giapponesi e perché delle arti che insegnano ad uccidere sono diventate delle Vie per il perfezionamento spirituale.
Il T’ai Chi Ch’üan ha indubbiamente una matrice più taoista che buddista, ma non si può negare l’influsso della scuola Ch’an sul suo sviluppo. Anzitutto il T’ai Chi Ch’üan deriva direttamente dallo Shaolin Ch’üan, che nacque proprio nel tempio in cui aveva a lungo insegnato lo stesso Bodhidarma. In secondo luogo taoismo e buddismo si sono senza dubbio influenzati a vicenda.
E si comprende anche perché le Arti Marziali Tradizionali Cinesi si svilupparono in un monastero Ch'an (Shaolin Szu).
La vita in un monastero Ch'an era adattissima per chi voleva praticare seriamente: l'alimentazione era frugale, il sonno permesso solo quello strettamente necessario e per di più su un duro giaciglio, il lavoro e l'allenamento fisico molto pesanti, la disciplina severissima. Erano richiesti puntualità, autocontrollo, sopportazione del caldo, del freddo, del dolore, imperturbabilità di fronte al pericolo ed alla morte.
Abbiamo inoltre visto che il Buddismo Ch'an insegna a vuotare la mente, a liberarla da ogni idea preconcetta, da ogni influenza esterna. Si può così arrivare ad uno stato di ricettività totale che permette di reagire istintivamente al minimo stimolo.
Se la mente è libera da ogni pensiero, priva di aggressività o paura, si possono percepire le intenzioni di un avversario ed agire di conseguenza; si può coltivare cioè un sesto senso che permette di prevedere il pericolo e di anticipare le azioni del nemico.
Se la mente è invece turbata da pensieri o da preoccupazioni d'attacco o di difesa, non è possibile percepire correttamente le intenzioni dell'avversario e si può essere tratti in inganno anche da una banale finta. Il vuoto della mente ed il duro allenamento del corpo permettono di raggiungere l'unità di spirito e di corpo: il corpo (temprato dall'esercizio) non più frenato dalla mente (vuota) è pronto allora a reagire istantaneamente nel modo più efficace e puro agli stimoli.
Non vi è più nessun freno fra percezione reazione; il tempo di reazione è il più breve possibile e la tecnica “perfetta”. Le tecniche “perfette” sono sempre eseguite in maniera inconscia, paradossalmente prima eseguite e poi pensate.
Ricordiamo infine che per gli ideali pacifisti e di non violenza del Buddismo, in perfetta armonia con quelli taoisti, il fine pratico delle arti marziali non è più l'eliminazione dell'avversario, ma l'autodifesa e la protezione dei deboli.